Thiel, Vance e la pinza su Leone XIV

da | Apr 28, 2026 | Blog personale | 0 commenti

Pentagono e Palazzo Taverna: due binari, una sola operazione contro il magistero del Papa

C’è un filo nero che lega tre episodi apparentemente distanti tra loro: la convocazione, nel gennaio 2026, del nunzio apostolico a Washington al Pentagono; il ciclo di conferenze sull’Anticristo che Peter Thiel ha tenuto a Roma, a Palazzo Orsini Taverna, dal 15 al 18 marzo; l’«offerta finale e migliore» che il vicepresidente JD Vance ha consegnato a Teheran questa notte a Islamabad, prima di rientrare a Washington senza accordo. Tre binari, militare-statale, ideologico-teologico, diplomatico-ultimativo, che convergono sullo stesso bersaglio: la voce magisteriale di Leone XIV, primo Papa statunitense della storia, divenuto in pochi mesi l’ostacolo più ingombrante alla strategia di guerra dell’amministrazione Trump-Vance contro l’Iran e alla teologia tecnocratica della Silicon Valley.

L’incontro al Pentagono: l’ombra di Avignone

La ricostruzione è stata pubblicata da Mattia Ferraresi sulla rivista americana The Free Press e rilanciata in Italia su Domani il 10 aprile 2026 . Nel gennaio scorso, pochi giorni dopo un discorso in cui Leone XIV aveva denunciato la «diplomazia basata sulla forza», il sottosegretario alla Difesa per la policy, Elbridge Colby, convoca al Pentagono l’allora nunzio apostolico negli Stati Uniti, il cardinale francese Christophe Pierre. Una mossa irrituale già nel protocollo: i diplomatici di uno Stato senza esercito vengono normalmente ricevuti al Dipartimento di Stato, non nel centro di comando della macchina militare più imponente della storia.
Il messaggio recapitato al cardinale, secondo le fonti vaticane citate da The Free Press, è di una brutalità che non ha precedenti recenti nei rapporti tra Washington e la Santa Sede: gli Stati Uniti hanno il potere militare per fare ciò che vogliono nel mondo e la Chiesa cattolica farebbe meglio a stare dalla loro parte. A rendere l’avvertimento ancora più esplicito, uno dei funzionari presenti evoca il precedente di Avignone, il periodo trecentesco in cui la Corona francese piegò militarmente il vescovo di Roma alla propria volontà. Un riferimento storico che la diplomazia d’Oltretevere ha letto come un tentativo dichiarato di limitare l’indipendenza universale del soglio pontificio.
Il Pentagono ha smentito formalmente la ricostruzione, definendola «fortemente esagerata e distorta» e parlando di «discussione rispettosa e ragionevole» . Ma la smentita si ferma sul registro, non sulla sostanza: l’incontro è avvenuto, e in un luogo che nessun protocollo diplomatico avrebbe scelto. Il vicepresidente JD Vance, raggiunto dai giornalisti a Budapest, ha promesso «chiarezza», ammettendo però di non sapere chi fosse il cardinale Pierre, dettaglio non secondario per un cattolico convertito che costruisce la propria identità pubblica anche sulla fede.
Le ragioni del raffreddamento, sempre secondo le fonti vaticane, sono tre: i disaccordi sulla politica estera dell’amministrazione, la crescente opposizione dei vescovi americani al programma di deportazioni di massa, e il rifiuto della Santa Sede di trasformarsi in un trofeo partigiano in vista delle elezioni di midterm del 2026. La risposta del Vaticano è arrivata sul piano dei simboli: l’ufficio stampa pontificio aveva già annunciato a febbraio che «il Papa non andrà negli Stati Uniti nel 2026»; in seguito è stato comunicato che il 4 luglio, giorno del 250° anniversario dell’indipendenza americana, Leone XIV visiterà Lampedusa. Non il South Lawn della Casa Bianca, ma l’isola dei migranti morti nel Mediterraneo. Una scelta che vale più di qualsiasi nota diplomatica. 

Donald Trump © Imagoeconomica 

Palazzo Taverna: l’Anticristo come arma politica

Mentre il Pentagono lavora sul registro militare, il versante ideologico viene presidiato a Roma in prima persona da Peter Thiel. Dal 15 al 18 marzo 2026, il fondatore di PayPal e di Palantir Technologies, finanziatore storico di Donald Trump e padre politico di JD Vance, tiene quattro conferenze a porte chiuse a Palazzo Orsini Taverna, nel cuore del centro storico, a pochi passi dal Vaticano. Il titolo: The Biblical Antichrist. La cornice organizzativa è duplice: l’Associazione culturale bresciana Vincenzo Gioberti, di orientamento cattolico-conservatore, e il Cluny Institute, iniziativa nata dentro la Catholic University of America. Partecipazione su invito, lista degli ospiti segreta, divieto di telefoni e registrazioni.
In platea, secondo le ricostruzioni di Open e Repubblica, una selezione precisa: il direttore del Tempo, Daniele Capezzone, con il suo predecessore, Roberto Arditti, Oliviero Bergamini e Barbara Carfagna della Rai, il fondatore di Chora Media e finanziere Guido Maria Brera, lo storico Giovanni Orsina, Alberto Mingardi dell’Istituto Bruno Leoni, il responsabile esteri dei giovani della Lega, Davide Quadri, Cristiano Cerasani collaboratore del presidente della Camera Lorenzo Fontana, e – particolare non trascurabile – Antonio Zanardi Landi, ambasciatore dell’Ordine di Malta presso la Santa Sede. Un canale diplomatico cattolico seduto nella sala in cui Thiel costruisce la cornice teologica dell’operazione anti-Leone XIV.
Il tentativo di legittimazione vaticana era partito ancora più ambizioso. Prima dell’evento erano circolate voci insistenti su un ciclo di conferenze che avrebbe avuto come sede l’Angelicum, la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino. L’ateneo è stato costretto a una smentita ufficiale firmata dal rettore, padre Thomas Joseph White. Secondo ricostruzioni difficili da verificare ma rilanciate dalla RSI, lo stesso Leone XIV avrebbe espresso riserve sulla presenza di Thiel all’Angelicum, chiedendo tramite il segretario di Stato Pietro Parolin l’annullamento delle prenotazioni. Altre indiscrezioni sostengono che Thiel avesse consigliato a Vance di ignorare le obiezioni morali del Pontefice sull’intelligenza artificiale . La struttura è speculare a quella della convocazione di Pierre: dove il Pentagono usa la minaccia militare, Thiel tenta l’assorbimento simbolico dentro le mura pontificie. In entrambi i casi, il Vaticano respinge.

Il katechon rovesciato

Il cuore ideologico delle lectio di Palazzo Taverna è un’operazione di rovesciamento. Padre Antonio Spadaro, gesuita, l’ha sintetizzata con efficacia chirurgica: la conclusione pratica del messaggio teo-tecnocratico di Thiel è che qualsiasi tentativo di regolamentare l’intelligenza artificiale, di istituire organismi di governance globale o di frenare lo sviluppo tecnologico diventa, in questo schema, preparazione al regno dell’Anticristo . La categoria giovannea – che nella tradizione cristiana indica quest’ultimo come colui che nega l’Incarnazione del Verbo – viene svuotata del suo contenuto teologico e trasformata in uno strumento politico-culturale: Anticristo è chi frena l’innovazione, chi pone limiti, chi regola.
Per misurare l’ampiezza di questo rovesciamento occorre ricordare che cosa sia, nella tradizione cristiana, la categoria di Anticristo. È un termine tecnico, e ha un solo padre: l’apostolo Giovanni. Lo conia nelle sue Lettere, ed è l’unico autore neotestamentario a usare la parola greca antíchristos. Nella Prima Lettera, capitolo 2, Giovanni scrive: «Chi è il bugiardo se non colui che nega che Gesù è il Cristo? L’Anticristo è colui che nega il Padre e il Figlio». Nel capitolo 4 affina ulteriormente il criterio: «Ogni spirito che riconosce Gesù Cristo venuto nella carne è da Dio; ogni spirito che non riconosce Gesù non è da Dio. Questo è lo spirito dell’Anticristo». La definizione è dogmatica, non politica: Anticristo è chi nega l’Incarnazione del Verbo, cioè il dato fondativo della fede cristiana, quello da cui dipende tutto il resto, dalla Trinità alla Redenzione. Si possono avere imperi sanguinari, tiranni feroci, sistemi economici disumani: per la tradizione patristica, da Ireneo ad Agostino fino a Tommaso, nulla di tutto questo è in sé «l’Anticristo» in senso giovanneo, se non si configura come negazione esplicita del «Verbo fatto carne».
Thiel prende questa categoria fortissima, antica, definita, e la stacca dal suo contenuto originario. Nelle lectio di Palazzo Taverna, Anticristo non è più chi nega l’Incarnazione: è chi vuole regolamentare l’intelligenza artificiale, chi pone limiti all’innovazione, chi predica decrescita o cautela ecologica. Lo dice esplicitamente, citando i suoi due esempi preferiti: «qualcuno come Greta o Eliezer», riferendosi a Greta Thunberg e a Eliezer Yudkowsky, il teorico americano del rischio esistenziale dell’intelligenza artificiale. Lo svuotamento è doppio. Primo: il contenuto teologico originario – la negazione dell’Incarnazione – viene rimosso. Nessuno dei personaggi che Thiel iscrive nella categoria sta negando che Gesù sia il Cristo: sono questioni di policy pubblica, non di dogma. Secondo: al posto di quel contenuto viene iniettato un contenuto politico nuovo, in cui Anticristo diventa una categoria di nemico, un contenitore per tutto ciò che si oppone al capitalismo tecnologico illimitato. È, in linguaggio tecnico, una secolarizzazione di un concetto teologico nel senso esatto in cui Carl Schmitt, nella sua Teologia politica del 1922, sosteneva che «tutti i concetti pregnanti della moderna dottrina dello Stato sono concetti teologici secolarizzati». Thiel applica il metodo schmittiano alla lettera: prende un termine sacro e lo trasforma in arma politica.
Lo ha colto subito anche Avvenire, che in un editoriale della rubrica L’Armonauta ha denunciato la natura «pseudo-teologica» dell’operazione: l’Anticristo di Thiel «non riguarda la politica climatica, non riguarda il welfare, non riguarda la regolazione dell’intelligenza artificiale», e soprattutto non riguarda Leone XIV, che è il Vicario di Cristo, colui che professa ogni giorno la fede nell’Incarnazione . Eppure è proprio dentro questo schema rovesciato che il Papa, con i suoi richiami alla pace, alla diplomazia, ai limiti del dominio tecnologico, finisce iscritto d’ufficio nel campo dei nemici del progresso. Il paradosso è totale e teologicamente incoerente: il Vicario di Cristo che professa ogni giorno l’Incarnazione viene collocato dalla parte dell’Anticristo da chi predica una teologia secolarizzata in cui «Anticristo» significa, di fatto, chi vuole regolamentare ChatGPT. Ma è proprio questo tipo di paradosso che funziona politicamente, perché sfrutta la forza simbolica del lessico sacro per legittimare scelte profane. È la legittimazione teologica delle pressioni che, due mesi prima, Colby aveva fatto recapitare al nunzio Pierre. 

Papa Leone © Imagoeconomica 

La filiazione intellettuale è esplicita. Thiel attinge a Carl Schmitt e al concetto di katechon, il «potere che frena» l’avvento dell’Anticristo. Per il giurista nazista, il katechon era l’ordine sovrano che decide nello stato di eccezione. Per Thiel, il katechon è la dittatura algoritmica, l’accelerazione tecnologica illimitata, la concentrazione di potere computazionale nelle mani di pochi. È una teologia politica che giustifica, in nome di una salvezza secolarizzata, esattamente ciò che Palantir vende ai governi: sorveglianza di massa, polizia predittiva, sistemi di targeting militare.

Lo snodo materiale: Palantir dentro la Difesa italiana

Mentre Thiel parla di Anticristo a Palazzo Taverna, Domani pubblica un’inchiesta che rende il quadro brutalmente concreto. Il ministero della Difesa guidato da Guido Crosetto ha avviato nel 2024, attraverso Teledife (la Direzione informatica, telematica e tecnologie avanzate), una procedura negoziata e secretata per la fornitura della licenza d’uso di Palantir Gotham, dal valore di un milione di euro. Né la durata né l’aggiudicatario sono noti. Gotham è il software di analisi e correlazione dei dati utilizzato dall’ICE americano per identificare e deportare migranti, dalle forze armate israeliane a Gaza per i sistemi di targeting, e impiegato – secondo le ricostruzioni internazionali – anche nelle operazioni per individuare la guida suprema iraniana Ali Khamenei e nelle missioni contro Nicolás Maduro in Venezuela. 
La relazione tra Palantir e l’Italia non è episodica. Risale al 2012, anno di costituzione di Palantir Italia S.r.l., e si articola in una catena di contratti gestiti da Teledife dal 2015 in poi. Si aggiunge il Policlinico Gemelli, che nel 2023 ha siglato una partnership per la gestione dei dati clinici. E c’è il dossier ancora in sospeso del software proposto alla Polizia di Stato per venti milioni di euro su quattro anni, fermato – almeno per ora – da Viminale e Palazzo Chigi che chiedono una gara pubblica. Sullo sfondo, il vincolo NATO: dal marzo 2025 l’Alleanza ha formalizzato l’acquisizione del Palantir Maven Smart System, e l’interoperabilità rende la dipendenza italiana dal fornitore americano non più una scelta ma un obbligo strutturale.
Palantir è un braccio dell’apparato di sicurezza nazionale statunitense e quando i governi europei ne acquisiscono gli strumenti non comprano un software ma cedono sovranità. Il modello, in Italia come nel Regno Unito, è sempre lo stesso: prima la sanità, poi la difesa, poi le forze dell’ordine. Si entra in una crisi, si offre una soluzione, si diventa indispensabili. E uscire costa più di restare.

Islamabad, l’«offerta finale e migliore»

La cornice si è chiusa nelle ultime ore. All’alba di oggi, domenica 12 aprile, dopo ventuno ore di negoziati a Islamabad, mentre scriviamo, il vicepresidente JD Vance ha lasciato il Pakistan a bordo dell’Air Force Two senza un accordo. Davanti ai cronisti, in una conferenza stampa di poco più di tre minuti, affiancato da Steve Witkoff e Jared Kushner, ha pronunciato la formula destinata a fare da titolo: «Lasciamo questo luogo con una proposta molto semplice, un metodo di intesa che è la nostra offerta finale e migliore. Vedremo se gli iraniani la accetteranno» . E ancora, in tono più crudo: «Sono cattive notizie per l’Iran molto più che per gli Stati Uniti d’America. Abbiamo reso molto chiare le nostre linee rosse, e loro hanno scelto di non accettare i nostri termini». 

J. D. Vance e Steve Witkoff © Imagoeconomica 

Quali siano le linee rosse lo hanno chiarito le ricostruzioni filtrate da fonti pakistane, americane e iraniane nelle ore successive. I tre dossier su cui il tavolo è saltato sono esattamente quelli prevedibili: il programma nucleare e le riserve di uranio arricchito al 60% (circa 970 libbre, secondo le stime AIEA del giugno 2025), il controllo dello Stretto di Hormuz e la richiesta iraniana, respinta dagli americani, che il cessate il fuoco si estendesse al Libano, dove Israele continua bombardamenti quotidiani con un’invasione in corso e un bilancio di 2.020 morti dichiarati dal ministero della Salute libanese . Vance ha rivendicato pubblicamente la richiesta di una rinuncia iraniana «non solo oggi, non solo tra due anni, ma sul lungo termine» a qualsiasi capacità nucleare; sull’estensione del cessate il fuoco al Libano ha taciuto. Il silenzio, in casi come questo, vale quanto una dichiarazione.
Tradotta nei tre punti che la compongono, l’«offerta finale e migliore» di Washington si lascia leggere così: consegna integrale dello stockpile di uranio arricchito iraniano, riapertura sotto controllo americano dello Stretto di Hormuz (uno degli snodi del piano in 15 punti consegnato a Teheran tramite Islamabad il 25 marzo) e mano libera a Tel Aviv per proseguire l’operazione contro Hezbollah e i civili libanesi. Tre condizioni che, sommate, equivalgono per l’Iran a una resa senza armistizio. Pochi minuti dopo l’annuncio del fallimento dei negoziati, Donald Trump ha dichiarato sul proprio social network che gli Stati Uniti avvieranno «con effetto immediato» il blocco navale dello Stretto di Hormuz . Il cessate il fuoco di due settimane scade il 21-22 aprile.
Vance era partito da Joint Base Andrews venerdì 10 aprile avvertendo che, se gli iraniani avessero provato a «giocarci», avrebbero trovato una delegazione «non particolarmente ricettiva». È rientrato a Washington nella stessa giornata in cui, sul fronte vaticano, Leone XIV continua a definire «inaccettabili» le minacce dell’amministrazione contro il popolo iraniano. La distanza tra i due punti – Air Force Two in volo verso la Casa Bianca, Castel Gandolfo che parla di pace – è lo spazio in cui si misura, oggi, la pinza che descriviamo in questo pezzo. Da una parte un vicepresidente cattolico convertito che porta a Teheran un’offerta scritta nei termini dell’ultimatum; dall’altra un Papa che, da gennaio, viene minacciato attraverso il suo nunzio perché smetta di disturbare quella stessa offerta.

La pinza

Visti separatamente, i tre episodi – la convocazione di Pierre al Pentagono, le lectio di Thiel a Palazzo Taverna, l’ultimatum di Vance a Islamabad – sembrano appartenere a registri incompatibili. Letti insieme, rivelano la stessa architettura. Da una parte, la potenza militare che intima alla Santa Sede di tacere sui crimini della guerra in Iran, evocando il fantasma di Avignone. Dall’altra, il finanziatore politico di Vance che, a poche centinaia di metri da San Pietro, costruisce la cornice teologica per cui chi pone limiti all’intelligenza artificiale e alla potenza tecnologica diventa figura dell’Anticristo. In mezzo, oggi, un’«offerta finale e migliore» che chiede a Teheran di consegnare il proprio uranio, la sovranità marittima sullo Stretto di Hormuz e di assistere in silenzio alla distruzione del Libano. Vance è l’anello politico che salda i tre fronti. Palantir è la congiunzione industriale che, attraverso il contratto secretato con la Difesa italiana, porta la stessa logica dentro la sovranità del nostro Paese.
Leone XIV ha condannato gli attacchi americani all’Iran del 28 febbraio come «illegali e immorali», ha definito «inaccettabili» le minacce di Trump al popolo iraniano, ha invocato nella benedizione Urbi et Orbi pasquale che «coloro che hanno il potere di scatenare guerre scelgano la pace» . La pinza che si stringe attorno a lui non è una somma di coincidenze. È la forma che assume, in questa stagione, la guerra come prodotto: non più solo industria militare, ma teologia, sorveglianza, piattaforma. Una sola filiera, tre linguaggi diversi.
Resta una domanda, e riguarda l’Italia. Mentre il Vaticano cerca a modo suo di resistere, quando il Papa sceglie Lampedusa al posto del South Lawn, il governo italiano firma in segreto contratti con la stessa azienda il cui fondatore predica, a un chilometro dal Cupolone, che chi frena la potenza tecnologica è figura dell’Anticristo. Su questa contraddizione, tra la sovranità che si dice di voler difendere e quella che si cede in via amministrativa, dentro procedure secretate sottratte al dibattito parlamentare, si misurerà, nei prossimi mesi, la serietà di chi a Roma si dichiara cattolico, conservatore, e patriottico. 

Elaborazione grafica by Paolo Bassani. Realizzata con il supporto dell’IA

Margherita Furlan