Per capire come l’uomo più ricco del mondo sia arrivato a trattare le comunicazioni segrete della Repubblica italiana come una questione commerciale, bisogna partire da un pranzo a base di spaghetti alle vongole.
Il 15 giugno 2023, Elon Musk atterra a Roma con un volo privato da Austin, Texas. Lo accompagna Andrea Stroppa, un informatico romano di ventinove anni, ex membro del collettivo Anonymous, che di fatto è il suo referente in Italia pur non ricoprire alcuna carica ufficiale nelle società di Musk. La giornata è divisa tra lo svago e il potere: una visita fugace al Colosseo a bordo di una Tesla bianca, un pranzo nel ristorante Tullio nel centro di Roma, un affaccio sulla terrazza del Bernini Bristol per ammirare i tetti della città. E poi, nel pomeriggio, il colloquio che conta: oltre un’ora a Palazzo Chigi con il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. I temi ufficiali sono tre: la natalità, i rischi dell’intelligenza artificiale e la regolamentazione europea. Musk, intervistato dal Tg1, pronuncia una frase che suona come un consiglio amichevole ma è in realtà un manifesto programmatico: l’Europa soffre di “un accumularsi eccessivo di regole e leggi” ed è come “un gigante di Gulliver legato a terra da troppi lacci e lacciuoli”. Il messaggio, tradotto dal linguaggio diplomatico a quello degli affari, è semplice: l’Europa regola troppo, e questo impedisce alle aziende come le mie di operare liberamente. Lo stesso giorno, il ministro degli Esteri Tajani lo incontra separatamente e gli dice: “L’Italia è il miglior Paese in Europa per investire, se lei fosse interessato. La sera stessa, Musk riparte per Parigi, dove lo attende il presidente Macron. L’Italia è una tappa, non una destinazione. Ma una tappa decisiva.
Da quel pranzo romano inizia la costruzione metodica di un rapporto personale e politico che non ha precedenti tra un imprenditore privato e un capo di governo europeo. Musk comincia a rilanciare sulla propria piattaforma le interviste e le dichiarazioni di Meloni, definendola “una leader con coraggio” ed elogiando la sua fermezza sull’immigrazione e sulla famiglia tradizionale. Nel dicembre 2023, Musk partecipa ad Atreju, la festa di Fratelli d’Italia, portando con sé una parte della famiglia, inclusi figli nati attraverso la gestazione per altri, che in Italia il governo Meloni ha nel frattempo reso reato universale. L’ironia non sembra disturbare nessuno dei presenti.
Il momento simbolico arriva il 23 settembre 2024 a New York. Musk consegna a Meloni il Global Citizen Award dell’Atlantic Council, il prestigioso riconoscimento del principale pensatoio atlantista americano. Le parole di Musk sono calibrate: Meloni è “autentica, onesta, sincera, e questo non si può sempre dire dei politici”. Aggiunge che è “ancora più bella dentro che fuori”. La madre di Musk, Maye, presente alla cerimonia, interviene sui social per smentire voci di una relazione sentimentale tra i due. Meloni ricambia in un’intervista al Corriere della Sera: Musk è “un genio” che è stato “dipinto come un mostro solo perché ha scelto il campo politico sbagliato, a loro dire”. Il rapporto Salvini-Musk si muove in parallelo: il vicepremier leghista propone una cittadinanza onoraria lombarda per l’imprenditore e gli offre spazi nel nord per un ipotetico centro europeo di Tesla. Il Quirinale, tuttavia, non condivide l’entusiasmo. Quando Musk pubblica sulla propria piattaforma un commento sprezzante sulla gestione italiana dell’immigrazione, definendola “una commedia umanitaria”, e critica “l’inefficienza patologica dell’apparato pubblico”, la Presidenza della Repubblica emette una nota di rara durezza, invitando “tutti gli attori internazionali a un maggiore rispetto delle istituzioni democratiche e della dignità delle persone”. È uno dei pochissimi casi in cui il Quirinale interviene pubblicamente su un imprenditore straniero. Il segnale è chiaro: Mattarella ha capito che Musk non è un investitore qualunque, ma un soggetto politico con ambizioni che travalicano il commercio.
La transizione dal corteggiamento politico al contratto militare è ricostruita in dettaglio da L’Espresso. Il progetto di far transitare le comunicazioni crittografate del governo italiano attraverso la rete satellitare Starlink prende forma nel dicembre 2023. I dirigenti di SpaceX presentano formalmente alla Presidenza del Consiglio un progetto per connettere le sedi italiane all’estero, in particolare le ambasciate, sfruttando i satelliti a bassa quota e basso costo di Starlink. La pratica viene affidata agli uffici del generale Franco Federici, consigliere militare di Meloni, e se ne discute con lo Stato Maggiore della Difesa.
Il salto avviene il 4 e 5 gennaio 2025. Meloni vola a sorpresa a Mar-a-Lago, la residenza di Trump in Florida, per un incontro tenuto segreto fino all’ultimo. L’aereo della premier riparte da Palm Beach poco dopo le undici di sera locali, le cinque del mattino in Italia. L’incontro dura circa cinque ore. Al tavolo, oltre a Trump e Meloni, siedono il futuro segretario di Stato, Marco Rubio, il futuro segretario al Tesoro, Scott Bessent, il futuro ambasciatore americano in Italia, Tilman Fertitta, e l’ambasciatrice italiana negli Stati Uniti, Mariangela Zappia. Musk doveva essere presente ma ha disdetto all’ultimo per un problema personale che lo ha costretto a rientrare ad Austin. Tuttavia, la sua regia è evidente: poco prima dell’incontro, Stroppa pubblica sulla piattaforma di Musk un’immagine generata dall’intelligenza artificiale che raffigura Trump e Meloni vestiti da antichi romani, con lo stesso Musk leggermente defilato sullo sfondo. Bloomberg rivela che l’incontro dà un’accelerazione decisiva a un contratto quinquennale da 1,5 miliardi di euro con SpaceX, il più grande del suo genere in Europa. Il progetto, nei dettagli trapelati, prevede tre componenti. La prima: un sistema di crittografia di massimo livello per le reti telefoniche e informatiche del governo e delle ambasciate, per rendere inaccessibili le comunicazioni istituzionali. La seconda: comunicazioni militari per l’esercito italiano nel Mediterraneo, dove l’Italia ha contingenti e basi strategiche. La terza: il cosiddetto servizio “direct-to-cell”, da utilizzare in caso di emergenze nazionali come attacchi terroristici o catastrofi naturali, che permetterebbe di raggiungere i telefoni dei cittadini anche in caso di collasso delle reti terrestri. La Presidenza del Consiglio smentisce la firma di contratti: “Le interlocuzioni con SpaceX rientrano nei normali approfondimenti che gli apparati dello Stato hanno con le società.” Meloni, nella conferenza stampa del 9 e 10 gennaio 2025, dichiara: “Non ho mai parlato personalmente con Musk di queste vicende. Non faccio favori ad amici”. Ma Salvini, lo stesso giorno, definisce Musk “un protagonista dell’innovazione a livello mondiale” e un eventuale accordo “non un pericolo ma una opportunità”. Musk risponde dalla propria piattaforma: “Pronti a fornire all’Italia la connettività più sicura e avanzata.”
Dietro le quinte, la vicenda ha un risvolto giudiziario. L’Espresso rivela che Andrea Stroppa, il giovane referente di Musk in Italia, e il capitano di fregata Antonio Angelo Masala, ufficiale distaccato presso lo Stato Maggiore, sono indagati dalla Procura di Roma per concorso in corruzione. L’accusa: Masala avrebbe passato documenti e informazioni riservate a Stroppa, che non ricopre alcuna carica ufficiale né in Italia né all’estero per SpaceX. L’indagine è condotta dai procuratori aggiunti Paolo Ielo e Giuseppe Cascini e coordinata dalla Guardia di Finanza. Stroppa, nel frattempo, continua a pubblicare fotografie sui social in compagnia di Musk e Meloni, incluse quelle scattate alla cerimonia del Global Citizen Award. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha difeso l’interlocuzione con SpaceX con un argomento che merita di essere ascoltato e poi smontato. “SpaceX ha 6.700 satelliti in orbita bassa con una previsione che diventino 42.000: è un operatore che ha i requisiti per fornire capacità e servizi alla nostra Difesa”, ha dichiarato alla Camera. E ha aggiunto: “L’Europa lavora a un sistema alternativo, il progetto IRIS², ma ci vorranno 10-15 anni”. L’argomento è: non abbiamo alternative, dobbiamo comprare da Musk perché siamo in ritardo di quindici anni. Ma la domanda che Crosetto non si pone, o non vuole porsi, è un’altra: come siamo arrivati ad avere quindici anni di ritardo? E chi ci guadagna dal fatto che li abbiamo? Perché il dato strategico è nudo e va detto senza giri di parole. Consegnare a Starlink le comunicazioni crittografate del governo, delle ambasciate, dei contingenti militari e dei servizi di intelligence significa consegnare l’interruttore delle comunicazioni nazionali a un privato straniero che non risponde ad alcun parlamento, ad alcun governo, ad alcun organismo di controllo democratico. È un privato che ha già dimostrato, nel caso dell’Ucraina, di poter limitare e condizionare unilateralmente l’uso dei propri satelliti per ragioni personali o politiche. Quando Musk ha minacciato di disattivare Starlink sul fronte ucraino, ha dimostrato al mondo intero che un singolo individuo può decidere se un esercito in guerra comunica o resta al buio. Nel marzo 2025, in quello che Variety ha descritto come “un tentativo dell’ultimo minuto di salvare l’accordo” in stallo, Musk ha chiesto di incontrare personalmente il presidente della Repubblica Mattarella. Un imprenditore privato che chiede udienza al capo dello Stato per sbloccare un contratto militare: il fatto stesso che la richiesta sia stata formulata dice tutto sulla natura del rapporto di forza. L’Italia si troverebbe nella condizione di un Paese che affida le chiavi della propria cassaforte a qualcuno che vive dall’altra parte dell’oceano, che può cambiare le serrature quando vuole, e che non ha firmato nessun patto di lealtà. Non con l’Italia, non con l’Europa, non con nessuno se non con sé stesso.
Peter Thiel e Palantir: il software che riscrive la realtà
Per quattro giorni, dal 16 al 19 marzo 2026, uno degli uomini più potenti e meno conosciuti del pianeta si è installato nel cuore di Roma. Peter Thiel, co-fondatore di PayPal e di Palantir, presidente di Palantir, fondatore del fondo Founders Fund e finanziatore della carriera del vicepresidente americano J.D. Vance, ha tenuto un ciclo di lezioni a porte chiuse a Palazzo Taverna, un edificio rinascimentale nel centro storico della capitale.
L’evento era organizzato dall’associazione culturale bresciana Vincenzo Gioberti, che si propone come obiettivo la “restaurazione del cattolicesimo come pietra angolare dell’identità nazionale”, e dal Cluny Institute, con sede presso la Catholic University of America di Washington. L’università americana ha preso pubblicamente le distanze: “Non stiamo sponsorizzando né ospitando un evento con Peter Thiel“. Gli inviti, a numero chiuso, vietavano la stampa e la registrazione. La sede esatta è stata mantenuta segreta fino all’ultimo. Un’auto che si presume trasportasse Thiel è stata fotografata dalla Associated Press mentre arrivava a Palazzo Taverna il lunedì.
La platea, selezionatissima, comprendeva Daniele Capezzone, direttore del quotidiano Il Tempo, Guido Maria Brera, fondatore della società di produzione Chora Media, giovani ultra-conservatori, imprenditori e prelati. I seminari sono iniziati ogni giorno con una messa in rito latino nella chiesa di San Giovanni Battista dei Fiorentini. Il tema centrale: l’Anticristo.
La tesi di Thiel, elaborata in una serie di conferenze precedenti a Parigi e a San Francisco, e ricostruita da Le Monde, Politico, Fortune e dalla CNN, è la seguente. L’Anticristo del ventunesimo secolo non sarà un individuo riconoscibile, un dittatore o un demagogo. Sarà un sistema di governo globale che prenderà il controllo sfruttando le paure collettive legate all’intelligenza artificiale, al cambiamento climatico e alla guerra nucleare. Si presenterà come un protettore, promettendo pace, sicurezza e la fine dei rischi tecnologici. Thiel ha indicato in Greta Thunberg e negli attivisti climatici i “legionari dell’Anticristo”, figure che secondo lui cercano di frenare l’innovazione attraverso la regolamentazione e le istituzioni sovranazionali, aprendo la strada a un governo mondiale che sopprimerebbe la libertà individuale. Il Katéchon, la forza che nella teologia paolina trattiene la venuta dell’Anticristo e ritarda la fine dei tempi, non sarà incarnato dalle istituzioni religiose tradizionali, che Thiel considera fallite, ma dalle aziende tecnologiche. In particolare, dalle sue.
Il Vaticano ha reagito con una cautela che tradiva preoccupazione profonda. Due istituzioni cattoliche romane hanno preso le distanze. Avvenire, il quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana, ha pubblicato una serie di articoli critici. Il tema dell’Anticristo, ha comunicato l’associazione organizzatrice, non è “un vezzo tardomedievale” ma “un bagno di realtà, il riconoscere che nel nostro presente operano forze, più o meno occulte, impegnate a distruggere ciò che resta dell’Occidente”. La visita cadeva, per coincidenza o per calcolo, alla vigilia della pubblicazione dell’enciclica di Papa Leone XIV dedicata all’intelligenza artificiale e ai suoi rischi, un testo lungo, frutto di mesi di lavoro, che incorpora le riflessioni del documento preparato da Papa Francesco per il G7 di Puglia. Il Vaticano e la Mafia di PayPal si sono trovati fisicamente nella stessa città, nello stesso momento, a confrontarsi sulla stessa domanda: chi deve governare la tecnologia?
Ma per comprendere la visita di Thiel a Roma, le lezioni sull’Anticristo non bastano. Bisogna guardare cosa c’è sotto.
Sotto la copertura teologica, anche qui c’è una realtà commerciale. La Direzione informatica, telematica e tecnologie avanzate del Ministero della Difesa, conosciuta come Teledife, ha avviato nel 2024 una procedura negoziata e segretata per la “fornitura licenza Palantir Gotham”, del valore di un milione di euro. Gotham è il prodotto più discusso dell’azienda di Thiel: un software di integrazione e analisi di enormi quantità di dati, utilizzato dalle principali agenzie di intelligence e forze armate occidentali, tra cui la CIA, l’FBI, l’NSA, il Ministero della Difesa britannico e le strutture NATO.
Il Ministero della Difesa italiano ha confermato l’esistenza del contratto con una formula che merita di essere riportata per intero: “Si tratta di un contratto secretato di cui non possiamo dire nulla perché riguarda alcuni aspetti delicati del Paese. Il procedimento è stato controllato e verificato dalla Corte dei Conti”. Nessuna spiegazione su perché, tra le numerose aziende che forniscono strumenti di analisi dati, sia stata scelta proprio Palantir. Nessuna informazione sulla durata dell’accordo. Nessun passaggio parlamentare.
Non è il primo rapporto tra Palantir e la Difesa italiana. In un documento del Ministero figura un contratto precedente, superiore al milione di euro, per “acquisizione e ampliamento di sistemi informatici”, da completare entro agosto 2015. Tra il 2018 e il 2020, Teledife ha bandito altre due gare a oggetto “programma Palantir”, da 1,3 milioni e 950mila euro, i cui esiti non figurano nella banca dati dell’Autorità anticorruzione, probabilmente perché coperti da classificazione di segretezza. La relazione, dunque, non nasce oggi: si è costruita nel tempo, contratto dopo contratto, strato dopo strato, sempre al riparo dalla discussione pubblica.
L’ultima mossa è stata la più ambiziosa. Come rivelato da Il Messaggero, Palantir ha inviato a fine gennaio 2026 una lettera ai vertici della Polizia di Stato e al governo, proponendo un contratto da 20 milioni di euro su quattro anni per un software di intelligenza artificiale destinato alla Direzione centrale della Polizia di prevenzione, il ramo che presiede il Comitato di analisi strategica antiterrorismo. Il software dovrebbe mettere a sistema i dati della Digos e ampliare il raggio d’azione delle forze dell’ordine italiane nella caccia a criminali e terroristi. Nella lettera, Palantir elenca le agenzie di intelligence europee e gli enti istituzionali con cui ha già una collaborazione consolidata, presentandosi come un partner naturale. Il governo, questa volta, ha bloccato la proposta: la linea, concordata tra il Viminale e Palazzo Chigi, è che nessun accordo con Palantir può procedere senza una gara pubblica. È un segnale importante, ma tardivo: Gotham è già dentro la Difesa italiana con un contratto segretato, e la domanda è se sia ancora possibile uscirne. Per misurare cosa significhi avere Palantir dentro il proprio apparato di sicurezza, bisogna guardare cosa l’azienda è diventata nel resto del mondo. Il 20 marzo 2026, il sistema Maven di Palantir è stato designato dal Pentagono come riferimento ufficiale per il comando e il controllo sul campo di battaglia. È il sistema attraverso cui i comandanti americani prendono decisioni operative in tempo reale durante un conflitto armato. Nel luglio 2025, Palantir ha consolidato 75 contratti separati con l’esercito americano in un unico accordo quadro dal valore complessivo di 10 miliardi di dollari. Palantir e Anduril, azienda fondata da Palmer Luckey, un protetto di Thiel, stanno sviluppando insieme il software per lo Scudo Missilistico, il progetto Golden Dome voluto da Trump, la cui prima fase costerà 185 miliardi di dollari, il 50% in più della stima originale. Il fatturato dell’azienda è passato da 700 milioni di dollari nel 2019 a 2,5 miliardi nel 2024; la capitalizzazione di mercato supera i 370 miliardi di dollari.
Non è un fornitore qualsiasi. È un’infrastruttura. E quando un’infrastruttura di questa portata entra nel sistema di difesa di un Paese, non se ne esce. È esattamente ciò che Francesca Bria, economista ed esperta di politiche digitali, ha spiegato con chiarezza al quotidiano Domani: “Il modello è sempre lo stesso. Entri in una crisi, offri una soluzione, diventi indispensabile. E uscire costa più di restare. Nessuna amministrazione che ha adottato Gotham ha saputo rispondere alla domanda: cosa succede se decidiamo di rescindere? Il vincolo tecnico è strutturale. Chi ha approvato questi acquisti, e con quale mandato democratico? In troppi casi la risposta è: nessuno, perché si è usata una deroga d’emergenza. Se un’amministrazione non sa rispondere a queste domande, non dovrebbe firmare. Perché quello che sta comprando non è un programma informatico. È dipendenza, e cessione di sovranità”.
L’esercito svizzero ha rifiutato di utilizzare Palantir per il timore che dati di rilevanza nazionale finissero nelle mani dell’intelligence americana. L’Italia, al contrario, ha firmato un contratto secretato e sta valutando di ampliare la collaborazione alla Polizia. La differenza tra i due Paesi non è nel livello di competenza tecnologica. È nel livello di consapevolezza di ciò che si sta cedendo. Padre Paolo Benanti, teologo e consulente del Vaticano sull’intelligenza artificiale, ha colto il nocciolo della questione con una profondità rara, scrivendo su Le Grand Continent: “La visione di Thiel non va letta come un semplice rifiuto dei valori occidentali, ma come la radicalizzazione patologica di alcune loro componenti, competizione, tecnologia, individuo, che quando vengono erette a unica bussola conducono a risultati radicalmente divergenti dal progetto democratico comune.” E ha concluso: “Accettando la tecnologia di Thiel attraverso la scrittura della realtà da parte di Palantir, le istituzioni adottano implicitamente la sua diagnosi: la società sarebbe una massa incapace di autogoverno, e l’unica alternativa all’apocalisse sarebbe un ordine tecnocratico imposto da un’élite di governanti. In questa visione, la democrazia intesa come autogoverno di cittadini uguali è già morta. E tutto ciò che resta, nell’oscurità di un centro dati, è la gestione clinica del suo cadavere”.
Fine seconda parte – continua
Elaborazione grafica di copertina by Paolo Bassani. Realizzata con il supporto dell’IA
