El Chapo: un giurato si ritira e il processo slitta

Si apre, in una New York blindata, tra straordinarie misure di sicurezze, il processo contro “El Chapo”, al secolo Joaquin Guzman, il re dei narcotrafficanti, secondo – quanto a notorietà – forse solo a Pablo Escobar. Tutti i riflettori sono puntati sulla Corte federale di Brooklyn e lo stato di allerta è massimo. E da subito vanno in scena effetti speciali: la prima udienza è stata rinviata ancora prima d’iniziare, a causa di un problema che avrebbe coinvolto un membro della giuria. Secondo i media statunitensi, uno dei giurati si è ritirato poco prima dell’inizio del processo, ma il mistero sulle motivazioni permane.
Il giudice ha quindi dovuto rintracciare una sostituzione all’ultimo minuto.
Pochi giorni fa, prima che il processo iniziasse, uno dei giurati era stato escluso dallo stesso giudice. Il motivo sembra surreale: aveva chiesto all’imputato un autografo. Quando il magistrato Brian Cogan gli ha chiesto il perché lui ha risposto impassibile: “Sono un suo fan”.
E non è l’unico. Il narcotrafficante nello stato del Sinaloa, in Messico, è infatti idolatrato da parte della popolazione, che lo paragona a Robin Hood, grazie anche ad alcuni episodi che appaiono alla cronaca quantomeno romanzati. Uno tra tutti la sua ultima evasione, nel 2015, avvenuta attraverso un tunnel sotterraneo lungo circa un chilometro e mezzo, scavato da alcuni complici dall’esterno. In realtà anche grazie alla complicità di alcune delle guardie carcerarie.
I giurati dovranno ascoltare più di dodici testimoni ma la procura sta cercando di tenere nascoste le identità sia dei giurati che dei testimoni per evitare ritorsioni nei loro confronti o tentativi di corruzione: testimoniare contro El Chapo potrebbe essere molto pericoloso, come è alto anche il rischio che qualcuno vicino a Guzman offra loro del denaro per alleggerire la pena.
Durante l’udienza preliminare è stato anche vietato l’ingresso del pubblico in aula e in rappresentanza dei numerosi giornalisti assiepati davanti alla Corte, soltanto cinque di loro, estratti a sorte, verranno fatti entrare di volta in volta. Per limitare i problemi di sicurezza, El Chapo potrebbe trascorrere i giorni in cui si celebrano le udienze in un posto diverso dall’istituto di massima sicurezza di Manhattan dove è detenuto da quasi due anni. I suoi spostamenti verso la corte, infatti, necessitano della chiusura del ponte di Brooklyn, paralizzando di fatto una parte della città.
El Chapo, che oggi ha 61 anni, deve rispondere di 17 capi d’accusa, che vanno da numerosi omicidi di cui sarebbe direttamente responsabile al traffico di droga, dal possesso illegale di armi da fuoco al riciclaggio di denaro. Nel corso della sua carriera avrebbe smerciato ben 200 tonnellate di cocaina, diffusa tra Nord e Sudamerica e diversi paesi europei.
“Sono pronto a difendere il nostro cliente e non ho niente da dimostrare”, ha detto uno degli avvocati deEl Chapo. La strategia difensiva, evidenzia il quotidiano El Universal, è quella di collocare El Chapo in un rango inferiore nella linea di comando del Cartello di Sinaloa, la potente organizzazione criminale messicana e di ritrarlo come “una figura mitologica” usata dal governo messicano come “capro espiatorio” per alcuni gravi fatti di sangue della storia recente del paese.

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